Quando la saldatura deve reggere davvero, scegliere un elettrodo “a caso” porta spesso a cordoni porosi, scarsa penetrazione o deformazioni difficili da correggere. In questa guida raccolgo una tabella degli elettrodi per saldatura con codici, rivestimenti, polarità, diametri e amperaggi indicativi, aggiungendo i criteri pratici che uso per selezionare il consumabile corretto.
La scelta corretta dipende da materiale, spessore e condizioni di lavoro
- E6013 è il punto di partenza più semplice per acciai dolci e lavori generici.
- E7018 offre maggiore resistenza e basso idrogeno, ma richiede una conservazione più attenta.
- Il diametro dell’elettrodo influenza amperaggio, penetrazione e spessore saldabile.
- La polarità deve sempre corrispondere alle indicazioni riportate sulla confezione.
- Le correnti sono indicative: la scheda tecnica del produttore ha sempre la precedenza.
Come leggere la sigla di un elettrodo rivestito
Le sigle più comuni appartengono alla classificazione AWS, spesso utilizzata insieme ai riferimenti europei come la UNI EN ISO 2560-A per gli acciai non legati. Capire il codice aiuta a restringere subito la scelta, ma non sostituisce la scheda tecnica del prodotto specifico.
| Elemento della sigla | Significato generale | Esempio |
|---|---|---|
| E | Elettrodo rivestito per saldatura ad arco | E6013 |
| 60 o 70 | Resistenza a trazione indicativa in migliaia di psi | 60 = circa 413 MPa, 70 = circa 483 MPa |
| Terza cifra | Posizioni di saldatura ammesse | 1 indica generalmente tutte le posizioni |
| Ultima cifra | Tipo di rivestimento e caratteristiche della corrente | 3 identifica normalmente un rutile adatto a CA o CC |
Per esempio, in un E6013 il numero 60 indica una resistenza a trazione nominale di circa 60 ksi, mentre il 13 rimanda a rivestimento e comportamento dell’arco. La lettura è utile, ma alcune varianti commerciali possono avere indicazioni operative diverse: per questo controllo sempre polarità, amperaggio e posizione ammessa sulla confezione.
Rivestimento rutile, basico e cellulosico
Il rivestimento non è un dettaglio estetico. Produce gas protettivi e scoria, stabilizza l’arco e influenza la forma del cordone. Il rutile, tipico dell’E6013, è facile da innescare e lascia una scoria semplice da rimuovere; il basico offre prestazioni meccaniche più elevate, ma pretende maggiore attenzione.
- Rutili: facili da usare, adatti a manutenzione, carpenteria leggera e acciai comuni.
- Basici: indicati per strutture sollecitate e giunti dove è importante limitare l’idrogeno diffusibile.
- Cellulosici: producono penetrazione energica e sono utili in applicazioni specifiche, spesso su tubazioni e saldature in posizione.
La mia regola pratica è semplice: per imparare e per molti lavori non strutturali partirei da un rutile; per un giunto critico sceglierei un basico solo dopo aver verificato materiale, procedura e requisiti del progetto.
Tabella pratica dei principali elettrodi per saldatura
La tabella seguente raccoglie le famiglie più utilizzate nella saldatura MMA. Gli intervalli sono orientativi e si riferiscono a diametri comuni. Un aumento del diametro richiede più corrente, ma non significa automaticamente una saldatura migliore.
| Elettrodo | Rivestimento | Materiale e impiego | Polarità tipica | Posizioni |
|---|---|---|---|---|
| E6013 | Rutile | Acciaio dolce, carpenteria leggera, manutenzione | CA, CC+ o CC- secondo prodotto | Tutte |
| E7018 | Basico a basso idrogeno | Acciai al carbonio e strutture sollecitate | Principalmente CC+ | Tutte, con limitazioni in verticale discendente |
| E6010 | Cellulosico | Penetrazione profonda, tubazioni e radici | CC+ | Tutte |
| E6011 | Cellulosico | Manutenzione e lavori dove serve un arco aggressivo | CA o CC+ | Tutte |
| E308L | Rutile o basico per inox | Acciai inossidabili austenitici tipo AISI 304 | CA o CC+ | Secondo scheda tecnica |
| E316L | Rutile o basico per inox | Acciai inox tipo AISI 316 e ambienti più corrosivi | CA o CC+ | Secondo scheda tecnica |
| ENi-CI | A base nichel | Riparazione della ghisa | CC+ o CA secondo prodotto | Generalmente piana |
| E4043 | Per leghe di alluminio | Alluminio e alcune leghe specifiche | CA o CC secondo prodotto | Limitate e dipendenti dalla lega |
L’E6013 resta il consumabile più versatile per chi lavora su ferro comune. L’E7018, invece, non è semplicemente un E6013 “più potente”: ha un arco diverso, richiede una tecnica più controllata e può perdere affidabilità se assorbe umidità.
Amperaggio e diametro per ottenere un cordone regolare
Il diametro si sceglie in base allo spessore del pezzo, alla posizione e alla capacità della saldatrice. Per una prima regolazione considero spesso circa 30-40 A per millimetro di diametro, poi correggo osservando arco, bagno e scoria.
| Diametro elettrodo | E6013 indicativo | E7018 indicativo | Utilizzo tipico |
|---|---|---|---|
| 2,0 mm | 40-70 A | 45-80 A | Lamiere sottili e piccoli interventi |
| 2,5 mm | 55-90 A | 70-110 A | Spessori medi e lavori generici |
| 3,2 mm | 90-135 A | 100-150 A | Carpenteria e giunti più consistenti |
| 4,0 mm | 130-170 A | 140-200 A | Spessori elevati e passate di riempimento |
Su una saldatura in posizione verticale o sopratesta riduco normalmente la corrente rispetto alla posizione piana, spesso di circa 10-15%, perché il bagno tende a colare. Se l’elettrodo si incolla, probabilmente la corrente è insufficiente o l’arco è troppo corto; se scava i bordi e produce molti spruzzi, è spesso troppo alta.
La saldatrice deve riuscire a sostenere il diametro
Una macchina da 160 A può lavorare bene con elettrodi da 2,5 e 3,2 mm, ma non è detto che gestisca con continuità un 4,0 mm. Il problema non è soltanto la corrente massima: conta anche il ciclo di lavoro, cioè il tempo per cui il generatore può saldare prima di dover raffreddarsi.
Per una saldatrice compatta da officina sceglierei quindi il diametro in funzione del lavoro reale, non della sola disponibilità a scaffale. Un 2,5 mm ben regolato produce spesso un risultato migliore di un 4,0 mm usato al limite della macchina.
Come scegliere l’elettrodo in base al materiale
Acciaio al carbonio
Per ferro e acciaio dolce, l’E6013 è la scelta più immediata quando servono facilità d’innesco e buona finitura. Per strutture più sollecitate, l’E7018 offre un deposito con maggiore resistenza, ma solo se il giunto è preparato correttamente e l’elettrodo è stato conservato asciutto.
Acciaio inossidabile
Non userei un normale E6013 su inox solo perché “attacca”. Per un AISI 304 si impiega normalmente un E308L, mentre per un AISI 316 è più coerente un E316L. La sigla L indica un basso tenore di carbonio, utile per ridurre il rischio di corrosione intergranulare dopo la saldatura.
Ghisa
La ghisa è delicata perché tende a fessurarsi per la combinazione di rigidità e rapidi cambi di temperatura. Gli elettrodi al nichel, come gli ENi-CI, sono più adatti alle riparazioni, ma spesso servono preriscaldo moderato, cordoni brevi e raffreddamento lento. Non è un materiale da trattare come semplice acciaio.
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Alluminio
La saldatura MMA dell’alluminio è possibile con elettrodi specifici, ma è meno indulgente rispetto a TIG o MIG. Occorre pulire accuratamente l’ossido superficiale e verificare la compatibilità con la lega, perché un elettrodo adatto a una famiglia di alluminio non è automaticamente corretto per tutte le altre.
Prima di scegliere il consumabile controllo sempre tre dati: composizione del materiale base, spessore e funzione del giunto. La stessa sigla può essere perfetta per una staffa e inadatta per un componente sottoposto a vibrazioni continue.
Polarità, conservazione e difetti più comuni
La polarità cambia distribuzione del calore, penetrazione e stabilità dell’arco. Con corrente continua positiva, indicata come CC+, il portaelettrodo è collegato al polo positivo; con CC- avviene il contrario. La regola non è universale: seguo sempre l’indicazione del produttore.
Gli elettrodi basici, soprattutto gli E7018, devono restare protetti dall’umidità. Un rivestimento umido può favorire porosità e aumentare il rischio legato all’idrogeno diffusibile. Se il prodotto è destinato a un lavoro strutturale, la conservazione e l’eventuale essiccazione devono seguire la procedura prevista dal produttore, non una temperatura scelta a memoria.
| Difetto osservato | Cause probabili | Correzione iniziale |
|---|---|---|
| Elettrodo che si incolla | Corrente bassa, arco troppo corto, pezzo sporco | Aumentare leggermente gli ampere e pulire il giunto |
| Molti spruzzi | Corrente eccessiva, arco lungo, polarità errata | Ridurre la corrente e controllare i collegamenti |
| Porosità | Umidità, contaminanti, protezione insufficiente | Asciugare il materiale e usare elettrodi correttamente conservati |
| Scarsa penetrazione | Corrente bassa, avanzamento rapido, preparazione insufficiente | Regolare il parametro e verificare il cianfrino |
| Inclusioni di scoria | Scoria non rimossa tra le passate o angolo errato | Pulire ogni passata e mantenere un arco controllato |
Un errore che vedo spesso consiste nel correggere ogni difetto aumentando la corrente. Non sempre funziona: se il problema è umidità, sporco o tecnica di avanzamento, più ampere possono soltanto allargare il difetto.
Il metodo più rapido per consultare la tabella in officina
- Identifico il materiale e verifico se è acciaio dolce, inox, ghisa o alluminio.
- Misuro lo spessore del pezzo e valuto se serve una o più passate.
- Scelgo il rivestimento in base a resistenza richiesta, facilità d’uso e posizione.
- Controllo polarità e amperaggio sulla confezione dell’elettrodo.
- Faccio una prova su uno sfrido dello stesso materiale prima del giunto definitivo.
- Controllo il cordone dopo la rimozione della scoria, senza giudicarlo soltanto dall’aspetto superficiale.
Per un lavoro domestico su acciaio dolce, una combinazione pratica è spesso E6013 da 2,5 mm a circa 60-90 A. Per un giunto strutturale, invece, la scelta deve partire dalla procedura di saldatura e dai requisiti del progetto, non dalla sola tabella degli amperaggi.
La tabella è quindi un ottimo punto di partenza, ma non una prescrizione universale. Quando materiale, sicurezza o responsabilità del componente contano davvero, la decisione finale deve basarsi su norma applicabile, scheda tecnica e procedura qualificata, con una prova che confermi il comportamento dell’elettrodo nelle condizioni reali.