Con gli elettrodi a basso idrogeno la polarità non è un dettaglio secondario: cambia l’innesco, la stabilità dell’arco, la penetrazione e il rischio di difetti nel cordone. In questo articolo trovi una guida pratica per capire quale collegamento usare, come leggere la sigla, quando ha senso lavorare in AC e quali errori controllare prima di cambiare elettrodo.
I punti da tenere a mente
- Il 7018 standard lavora in genere meglio in DC+, cioè con l’elettrodo al polo positivo.
- Alcune versioni sono pensate anche per AC, ma non bisogna darlo per scontato.
- La sigla 7018 indica un elettrodo a basso idrogeno con rivestimento a polvere di ferro e saldabilità in tutte le posizioni.
- Se l’arco è instabile, la prima verifica non è “cambio bacchetta”, ma polarità, amperaggio e stato dell’elettrodo.
- Umidità, arco lungo e passate troppo aggressive fanno più danni della sola scelta del diametro.
Che cosa indica davvero la polarità dei 7018
Io parto sempre dalla classificazione. Nel sistema AWS, il 70 richiama la resistenza minima a trazione, l’1 indica l’idoneità a tutte le posizioni e l’8 identifica un rivestimento a basso idrogeno con polvere di ferro. In pratica, non stiamo parlando di una bacchetta “qualsiasi”: il suo comportamento dipende dal rivestimento e dal tipo di corrente per cui è stata progettata.
Per questo la regola base è semplice: il 7018 tradizionale si usa preferibilmente in DC+. In molte schede tecniche la polarità consigliata è proprio quella, mentre alcune varianti specifiche sono certificate anche per AC. La DC- non è la scelta normale per questo tipo di rivestimento e, se la macchina è cablata al contrario, il risultato si vede subito sul bagno e sulla qualità del cordone.
Detto in modo pratico: se la tua saldatrice lavora in corrente continua, io comincio quasi sempre con elettrodo positivo e solo dopo valuto eventuali correzioni. È il modo più rapido per evitare test inutili e arrivare a un arco leggibile, stabile e coerente con l’elettrodo.

Come collegare la saldatrice e impostare la corrente
Quando la macchina lavora in DC+, il collegamento corretto è banale ma va fatto con attenzione: porta il portaelettrodo al polo + e la massa al polo -. Se inverti i cavi, non stai solo cambiando un simbolo: stai modificando il modo in cui il calore si distribuisce tra elettrodo e pezzo.| Diametro | Punto di partenza utile | Cosa mi aspetto in pratica |
|---|---|---|
| 2,4 mm | 70-110 A | Arco più facile da gestire su lamiere e giunti piccoli |
| 3,2 mm | 100-150 A | Il compromesso più versatile per lavori generali |
| 4,0 mm | 130-200 A | Più produttività, ma serve più controllo del bagno |
Questi valori sono un riferimento operativo, non una legge universale: alcune schede li spostano leggermente in alto o in basso a seconda della formulazione. Se il bagno è freddo e l’elettrodo tende ad attaccarsi, alzo di poco gli ampere; se vedo sottosquadro, spruzzi e bagno troppo nervoso, scendo di un passo. Il punto è trovare il range in cui l’arco resta stabile senza perdere controllo.
Un errore comune è cercare di “salvare” una corrente sbagliata cambiando subito tecnica o angolo dell’elettrodo. In realtà conviene prima mettere a posto il settaggio di base, perché con i 7018 il comportamento del cordone cambia molto già con piccole variazioni di amperaggio.
Quando l’ac ha senso davvero
L’AC non è una scorciatoia “più facile”; è una soluzione utile quando la macchina lo richiede o quando l’arco tende a deviare per effetto di magnetismo residuo. In alcune versioni di 7018, le schede dei produttori indicano esplicitamente AC oppure DC+, e in certi casi l’AC richiede circa il 10% di corrente in più rispetto alla DC+ per mantenere lo stesso comportamento dell’arco.
Io la uso con criterio: se ho un trasformatore vecchio, una sorgente solo AC o un pezzo massiccio dove l’arc blow mi rovina la progressione, passo a un 7018 dichiarato per AC. Se invece ho una macchina DC stabile, la DC+ resta la scelta più pulita, perché offre un arco più prevedibile e di solito una gestione migliore del bagno.
| Situazione | Scelta pratica | Perché |
|---|---|---|
| Macchina DC moderna | 7018 standard in DC+ | Arco stabile, bagno leggibile, comportamento prevedibile |
| Solo AC disponibile | 7018 AC o variante dichiarata AC | Riduce i problemi di innesco e l’instabilità dell’arco |
| Arc blow evidente | Valuta AC se il produttore la consente | Aiuta a contenere la deviazione dell’arco su pezzi grandi o geometrie scomode |
La differenza reale, però, non la fa solo il simbolo sul frontale della macchina. Conta anche la scheda del singolo elettrodo: due 7018 possono portare la stessa classificazione e avere comunque una tolleranza diversa su corrente, stabilità e uso in AC. È qui che, in officina, vale la pena leggere il dato tecnico invece di affidarsi alla memoria.
Gli errori che fanno sembrare sbagliata la polarità
Molte volte non è la polarità a essere sbagliata, ma il contesto. Il 7018 lavora bene solo se il rivestimento è asciutto, l’arco è corto e il cordone procede senza movimenti bruschi. Quando uno di questi tre fattori salta, il difetto può sembrare un problema di collegamento anche se in realtà nasce da tutt’altro.
| Segnale sul cordone | Causa probabile | Correzione che farei per prima |
|---|---|---|
| Elettrodo che si incolla spesso | Amperaggio troppo basso o arco d’innesco debole | Aumento leggermente la corrente e accorcio l’arco |
| Spruzzi e bagno troppo nervoso | Corrente eccessiva o rivestimento umido | Scendo di ampere e controllo la conservazione |
| Penetrazione scarsa e cordone molto convesso | Polarità errata o amperaggio insufficiente | Verifico DC+ e riallineo il range di lavoro |
| Porosità o inclusioni di scoria | Arco lungo, pulizia insufficiente tra i passaggi | Riduco la distanza dell’arco e pulisco ogni passata |
Con i rivestiti low hydrogen io evito il whip e i movimenti rapidi: il bagno resta più pulito se uso cordoni stretti, pulisco la scoria tra una passata e l’altra e non allungo l’arco. Sono dettagli piccoli, ma con i 7018 fanno una differenza enorme sulla qualità finale.
Se il cordone non convince, quindi, non mi fermo alla sola polarità: guardo prima se l’elettrodo è asciutto, se la corrente è compatibile con il diametro e se la tecnica di avanzamento non sta introducendo difetti che poi sembrano “colpa della macchina”.
Conservazione, essiccazione e scelta del diametro
Il 7018 è sensibile all’umidità più di quanto molti credano. Le schede dei produttori ricordano che gli elettrodi low-hydrogen vanno tenuti asciutti, in contenitore idoneo o in forno di mantenimento, perché l’umidità altera il rivestimento e alza il rischio di porosità e cricche a freddo. Se una confezione è rimasta esposta troppo a lungo, io non la tratto più come materiale “pronto all’uso”: la verifico e la gestisco secondo istruzioni del produttore.
Qui il diametro va scelto con la stessa logica. Su pezzi sottili o giunti piccoli parto dal 2,4 mm; su carpenteria leggera e lavori generici il 3,2 mm è spesso il compromesso migliore; su sezioni più importanti il 4,0 mm diventa più efficiente, ma richiede mano ferma e macchina all’altezza. In officina, sbagliare diametro è spesso più costoso che sbagliare mezzo punto di amperaggio.
Se devo essere ancora più concreto: l’elettrodo giusto, ma conservato male, vale meno di un elettrodo meno blasonato tenuto bene. Con i 7018 la qualità del deposito nasce prima del primo arco, non solo durante la saldatura.
La scelta pratica che evita il 90% dei problemi
Se devo ridurre tutto a una sola regola operativa, la tengo così: con un 7018 standard parto in DC+, uso un elettrodo dichiarato per AC solo quando la macchina o il giunto lo richiedono, e controllo prima polarità, corrente e conservazione del rivestimento. È qui che si gioca la qualità del cordone, molto più che nel mito del “rod universale”.
- DC+ per la maggior parte dei lavori generali.
- AC solo se il prodotto lo dichiara e la macchina ne ha davvero bisogno.
- Arco corto, passate pulite e scoria rimossa tra i layer.
- Elettrodi asciutti, non solo “aperti da poco”.
Quando questi quattro elementi sono a posto, il 7018 smette di essere un elettrodo capriccioso e diventa quello che deve essere: una soluzione solida, pulita e affidabile per saldature strutturali ben fatte.