Una calzatura antinfortunistica può sembrare adatta già dal primo sguardo, ma la protezione reale dipende dalla norma applicata, dalle sigle riportate sulla marcatura e dai rischi presenti nel luogo di lavoro. La EN ISO 20345:2011 definiva i requisiti delle calzature di sicurezza per uso professionale; oggi è importante capire cosa prevedeva, perché è stata sostituita e come orientarsi tra le indicazioni più aggiornate.
La norma chiarisce quale protezione offre davvero una calzatura da lavoro
- Campo di applicazione: riguarda calzature di sicurezza con puntale protettivo per rischi generali.
- Protezione del puntale: il requisito storico prevedeva una resistenza all’impatto di 200 joule e alla compressione di 15 kN.
- Classi principali: SB, S1, S2, S3, S4 e S5 indicano combinazioni diverse di protezioni.
- Sigle aggiuntive: antistaticità, assorbimento di energia al tallone, resistenza alla perforazione e all’acqua non sono caratteristiche equivalenti.
- Situazione attuale: la versione del 2011 è stata sostituita dalla revisione 2022, aggiornata con A1:2024.

Che cosa copriva la EN ISO 20345:2011
La norma stabiliva i requisiti di base e quelli facoltativi per le calzature di sicurezza destinate a usi generali. Il suo obiettivo era offrire una protezione verificabile contro rischi meccanici, scivolamento, calore, freddo e altre condizioni tipiche di officine, cantieri, magazzini e reparti produttivi.
Il termine “calzatura di sicurezza” non indicava semplicemente una scarpa robusta. Il prodotto doveva integrare un puntale capace di resistere a un impatto di 200 J e a una compressione di almeno 15 kN. In termini pratici, si trattava della protezione contro la caduta di oggetti pesanti o lo schiacciamento della parte anteriore del piede.
La norma non copriva ogni possibile pericolo. Per esempio, le calzature per vigili del fuoco, la protezione contro le motoseghe, l’isolamento elettrico o la resistenza a sostanze chimiche specifiche richiedono standard complementari. Questo è uno degli errori che noto più spesso: interpretare la conformità a una norma generale come una protezione universale.
Come leggere le classi di protezione
Le classi aiutano a capire quali requisiti possiede il modello, ma non sostituiscono la valutazione dei rischi. Una S3, per esempio, può essere una scelta sensata in molte lavorazioni meccaniche, ma non è automaticamente adatta a un ambiente con metallo fuso, prodotti chimici aggressivi o rischio elettrico specifico.
| Classe | Caratteristiche principali | Utilizzo tipico |
|---|---|---|
| SB | Requisiti di base e puntale protettivo | Ambienti con rischi meccanici limitati |
| S1 | SB, antistaticità, assorbimento di energia al tallone e zona del tallone chiusa | Officine e reparti interni asciutti |
| S1P | S1 con resistenza alla perforazione | Manutenzione e lavorazioni con trucioli o piccoli detriti |
| S2 | S1 con tomaia resistente all’assorbimento e alla penetrazione dell’acqua | Ambienti umidi senza immersione o ristagni prolungati |
| S3 | S2 con suola tassellata e protezione contro la perforazione | Cantieri, lavorazioni esterne e metalmeccanica |
| S4 | Stivale interamente modellato, con requisiti di base e proprietà antistatiche | Aree umide e superfici con acqua |
| S5 | S4 con suola tassellata e resistenza alla perforazione | Fango, acqua e terreni con rischio di perforazione |
La differenza tra S1, S2 e S3 è particolarmente importante. S2 non significa impermeabile in ogni condizione: indica una determinata resistenza della tomaia all’acqua. Se il lavoratore cammina tra pozzanghere, fanghiglia o superfici costantemente bagnate, la protezione richiesta può essere più elevata.
Per le attività di precisione e lavorazione meccanica, io partirei sempre da tre domande: il pavimento è asciutto o bagnato, esiste un rischio di perforazione e il piede deve rimanere a contatto con oli o refrigeranti? Le risposte orientano la scelta molto più del colore, del peso o del design della scarpa.
Che cosa significano le sigle sulla marcatura
La classe di protezione è solo una parte dell’informazione. Le sigle aggiuntive descrivono caratteristiche specifiche che possono cambiare radicalmente l’idoneità del prodotto rispetto al lavoro svolto.
- A indica proprietà antistatiche.
- E indica l’assorbimento di energia nella zona del tallone.
- P indica la resistenza alla perforazione della suola o dell’intersuola.
- WRU indicava la resistenza all’assorbimento e alla penetrazione dell’acqua della tomaia.
- CI identifica l’isolamento dal freddo del complesso suola-calzatura.
- HI indica l’isolamento dal calore.
- HRO riguarda la resistenza della suola al calore per contatto.
- FO indica la resistenza della suola agli idrocarburi.
- AN riguarda la protezione della caviglia.
- M indica la protezione del metatarso.
Una sigla non deve essere interpretata oltre il suo significato. La presenza della marcatura A, antistatica, per esempio, non trasforma la calzatura in un dispositivo isolante contro la folgorazione. In presenza di impianti elettrici o atmosfere esplosive servono una valutazione specifica e, quando necessario, calzature conformi a norme dedicate.
Anche la resistenza alla perforazione merita attenzione. Un’intersuola metallica e una non metallica possono offrire vantaggi diversi in termini di peso, flessibilità e isolamento termico, ma la scelta deve rimanere coerente con il rischio effettivo. La dicitura sulla scatola non basta: bisogna controllare la marcatura completa e le istruzioni del fabbricante.
Che cosa è cambiato con le versioni più recenti
Nel 2026 la versione del 2011 non dovrebbe essere presentata come il riferimento corrente. La revisione EN ISO 20345:2022, recepita in Italia e aggiornata con l’emendamento A1:2024, ha sostituito l’edizione precedente introducendo diversi cambiamenti nella classificazione e nella marcatura.
Tra le novità più rilevanti ci sono le classi S6 e S7, pensate per distinguere meglio le calzature con requisiti di impermeabilità più completi. È stata inoltre aggiornata la gestione della resistenza allo scivolamento, mentre la vecchia sigla WRU è stata sostituita da WPA.
La revisione ha anche introdotto nuove indicazioni, tra cui SC per la resistenza all’abrasione del puntale e LG per l’aderenza su scale. La resistenza alla perforazione è stata articolata in livelli differenti, indicati da sigle come PL e PS, perché non tutti i materiali offrono lo stesso comportamento contro chiodi o oggetti appuntiti.
Per chi possiede già calzature marcate secondo l’edizione 2011, il passaggio alla nuova norma non significa automaticamente che il prodotto sia inutilizzabile. La decisione dipende dalla data di immissione sul mercato, dalla documentazione del fabbricante, dal mantenimento delle prestazioni e dai requisiti richiesti dal datore di lavoro. Per nuove forniture, però, io controllerei sempre l’edizione normativa indicata nella dichiarazione UE di conformità.
Come scegliere la calzatura giusta in officina
La scelta efficace parte dal documento di valutazione dei rischi, non dal catalogo del fornitore. In una lavorazione meccanica bisogna considerare caduta di pezzi, schiacciamento, perforazione, presenza di oli e trucioli, scivolamento, umidità, calore e tempo di permanenza in piedi.
Per lavorazioni interne e pavimenti asciutti
In un reparto chiuso con pavimento regolare può essere sufficiente una classe come S1 o S1P, se non sono presenti acqua, fango o liquidi in quantità significativa. La versione con protezione contro la perforazione diventa più sensata quando sul pavimento possono finire sfridi, viti o frammenti metallici.
Per aree con oli e refrigeranti
Qui la resistenza allo scivolamento e la compatibilità della suola con gli idrocarburi contano più dell’aspetto esterno. Una tomaia facilmente pulibile e una suola con battistrada stabile possono ridurre il rischio quotidiano, ma nessuna marcatura autorizza a ignorare le procedure di pulizia delle superfici.
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Per cantieri e lavorazioni all’aperto
Quando si combinano terreno irregolare, umidità e oggetti appuntiti, una scelta nell’area S3 o S5 può essere più appropriata. Se il lavoro comporta esposizione prolungata all’acqua, occorre verificare la protezione effettiva richiesta, perché “resistente all’acqua” e “impermeabile” non sono la stessa cosa.
La calzata completa il quadro. Una scarpa conforme ma troppo larga, troppo stretta o inadatta alla forma del piede può favorire instabilità, vesciche e affaticamento. Nella pratica considero la compatibilità tra DPI, calze, plantare e mansione una condizione di sicurezza, non un dettaglio di comfort.
Gli errori che riducono la protezione
Il primo errore è acquistare una scarpa solo perché riporta la sigla S3. La classe descrive una combinazione di requisiti, ma non dice che il modello protegga da agenti chimici specifici, da archi elettrici o da temperature estreme.
Un secondo errore consiste nel confondere antistaticità e isolamento elettrico. Una calzatura antistatica non protegge dal contatto con una parte in tensione e può essere inadatta quando il lavoro richiede isolamento elettrico certificato.
Bisogna poi evitare di modificare la calzatura. Forare la tomaia, sostituire la soletta con un prodotto non autorizzato o applicare accessori che alterano la suola può compromettere le prestazioni certificate. Anche la manutenzione ha un peso concreto: detergenti aggressivi, asciugatura su fonti di calore e usura del battistrada riducono la durata del DPI.
Infine, il datore di lavoro non dovrebbe limitarsi a consegnare il prodotto. Il lavoratore deve sapere quando usarlo, come controllarlo e quando sostituirlo. La marcatura CE e la conformità alla norma sono necessarie, ma non sostituiscono formazione, valutazione dei rischi e controllo delle condizioni reali di impiego.
La verifica finale prima di adottare una calzatura
Prima di approvare un modello, controllerei la classe, le sigle supplementari, la dichiarazione UE di conformità, le istruzioni per l’uso e la corrispondenza con i rischi individuati. Se il prodotto è descritto soltanto come “antinfortunistico” senza una marcatura leggibile e una documentazione coerente, per me è già un motivo sufficiente per fermare l’acquisto.
La vecchia norma del 2011 resta utile per interpretare molte calzature ancora presenti in aziende e magazzini, ma per le nuove scelte bisogna guardare alla revisione più recente. La protezione migliore non è quella con più sigle: è quella che combina norma corretta, prestazioni pertinenti, buona manutenzione e uso coerente con il lavoro reale.