Una scarpa con puntale non è automaticamente adatta a ogni lavorazione. La classificazione delle scarpe antinfortunistiche serve a capire quali rischi copre davvero un modello, dalla caduta di oggetti alla perforazione, dall’acqua allo scivolamento. In questa guida chiarisco le sigle della norma, le differenze tra categorie e il modo più pratico per scegliere la protezione corretta in officina, nei cantieri e negli ambienti industriali.
Le sigle indicano il livello di protezione e il tipo di rischio coperto
- EN ISO 20345 identifica le calzature di sicurezza con puntale resistente a urti fino a 200 joule.
- S1 è pensata soprattutto per ambienti interni e asciutti, mentre S3 e S7 aggiungono protezione contro la perforazione e l’acqua.
- Le sigle PL e PS indicano inserti antiperforazione non metallici sottoposti a prove diverse.
- Antistatico non significa isolante e non equivale a protezione contro il contatto elettrico.
- La scelta deve partire dalla valutazione dei rischi, non dal livello più alto scritto sulla confezione.

Come leggere la classificazione delle scarpe antinfortunistiche
Il riferimento principale per le calzature di sicurezza è la UNI EN ISO 20345, versione italiana della norma europea EN ISO 20345. La norma definisce requisiti di base e requisiti aggiuntivi per le scarpe dotate di puntale protettivo, mentre la marcatura CE dimostra che il prodotto è stato sottoposto alla procedura di conformità prevista per i DPI.
Il puntale può essere in acciaio, alluminio o materiale composito, ma il materiale non determina da solo la classe. In tutti i casi previsti dalla norma di sicurezza, deve proteggere le dita da un impatto di 200 joule e da una compressione di circa 15 kN. La differenza tra una S1 e una S3 dipende invece dalle altre proprietà della calzatura.
Io distinguo sempre tre livelli prima di guardare il modello specifico. La lettera iniziale identifica il tipo di calzatura, il numero indica la combinazione dei requisiti principali e le sigle aggiuntive descrivono caratteristiche mirate, come impermeabilità, resistenza allo scivolamento o isolamento dal calore.
Le tre famiglie di calzature professionali
- Calzature di sicurezza S, conformi alla EN ISO 20345, con puntale da 200 joule.
- Calzature di protezione P, conformi alla EN ISO 20346, con puntale da 100 joule.
- Calzature da lavoro O, conformi alla EN ISO 20347, prive di puntale protettivo obbligatorio.
Nel linguaggio comune, “scarpa antinfortunistica” indica quasi sempre una calzatura della famiglia S. Una scarpa O può essere adatta a determinati ambienti, ma non offre la stessa protezione contro lo schiacciamento delle dita. Confondere queste categorie è uno degli errori più seri, perché l’aspetto esterno può essere molto simile.
Cosa significano SB, S1, S2, S3, S4, S5, S6 e S7
Le classi non sono una scala generica dal modello meno sicuro a quello più sicuro. Ogni livello combina protezioni diverse e può essere più o meno adatto in base al lavoro svolto. Una S7, per esempio, non è automaticamente la scelta migliore per una lavorazione al chiuso con oli e trucioli metallici.
| Classe | Protezione principale | Uso tipico |
|---|---|---|
| SB | Requisiti di base e puntale protettivo | Attività con rischio limitato e senza esigenze aggiuntive specifiche |
| S1 | SB, proprietà antistatiche, assorbimento di energia nel tallone e tallone chiuso | Officine e ambienti interni asciutti |
| S1P | S1 con protezione antiperforazione | Interni dove possono essere presenti chiodi, sfridi o oggetti appuntiti |
| S1PL e S1PS | S1 con inserto antiperforazione non metallico | Ambienti interni con esigenza di flessibilità e leggerezza |
| S2 | S1 con resistenza alla penetrazione e all’assorbimento dell’acqua del tomaio | Zone umide senza rischio significativo di perforazione |
| S3, S3L e S3S | S2 con suola scolpita e protezione antiperforazione | Cantieri, manutenzione e lavorazioni esterne |
| S4 | Calzatura interamente in gomma o polimero, con requisiti analoghi alla base S1 | Ambienti molto umidi e attività con lavaggi frequenti |
| S5, S5L e S5S | S4 con protezione antiperforazione e suola scolpita | Fango, acqua, terreni irregolari e cantieri gravosi |
| S6 | S2 con impermeabilità dell’intera calzatura | Lavori all’aperto o in condizioni di bagnato prolungato |
| S7, S7L e S7S | S3 con impermeabilità dell’intera calzatura | Esterno, pioggia, terreni bagnati e rischio di perforazione |
La distinzione tra S2 e S3 è particolarmente importante. La S2 resiste all’acqua sul tomaio, ma non include la protezione antiperforazione; la S3 aggiunge quest’ultima e una suola con rilievi. Allo stesso modo, S6 e S7 introducono l’impermeabilità dell’intera calzatura, non soltanto del materiale esterno.
Le sigle L e S dopo la classe indicano il tipo di inserto antiperforazione non metallico. La protezione PL è verificata con un chiodo di prova di diametro maggiore, mentre la protezione PS affronta una prova più severa con un chiodo di diametro inferiore. Per questo non considero S1PL e S1PS equivalenti in senso assoluto.
Le sigle aggiuntive che fanno la differenza
La classe da sola non racconta tutta la storia. In una scheda tecnica posso trovare altre marcature che cambiano concretamente il comportamento della scarpa in presenza di olio, calore, acqua o superfici scivolose.
- A indica le proprietà antistatiche. Aiuta a limitare l’accumulo di cariche elettrostatiche, ma non protegge dal contatto con parti elettriche in tensione.
- E indica l’assorbimento di energia nella zona del tallone, utile per ridurre sollecitazioni durante la camminata.
- SR segnala una prova aggiuntiva di resistenza allo scivolamento. I vecchi codici SRA, SRB e SRC possono ancora comparire su modelli certificati con versioni precedenti della norma.
- P identifica l’inserto antiperforazione metallico, mentre PL e PS si riferiscono a inserti non metallici.
- WPA indica la resistenza alla penetrazione e all’assorbimento dell’acqua del tomaio.
- WR indica la resistenza all’acqua dell’intera calzatura.
- FO segnala la resistenza della suola agli idrocarburi. Non va data per scontata in ogni modello.
- CI e HI indicano rispettivamente isolamento dal freddo e dal calore.
- HRO indica la resistenza della suola al calore per contatto.
- LG segnala una presa migliorata su pioli o scale.
- SC riguarda la resistenza all’abrasione della zona anteriore della tomaia, mentre AN identifica una protezione supplementare della caviglia.
Nelle lavorazioni meccaniche considero fondamentale non fermarsi alla parola “antiscivolo”. La conformità di base allo scivolamento è prevista dalla norma, mentre la marcatura SR identifica una prestazione aggiuntiva. Anche la suola resistente agli oli può essere decisiva, ma va verificata nella marcatura e nelle istruzioni del fabbricante.
Un equivoco frequente riguarda l’elettricità. Una calzatura antistatica favorisce la dissipazione delle cariche, mentre una calzatura isolante segue requisiti e destinazioni completamente diversi. Antistatico non significa dielettrico: in presenza di rischio elettrico serve una valutazione specifica e un DPI progettato per quel pericolo.
Come scegliere la protezione giusta in officina e nei cantieri
Per scegliere bene parto sempre dal rischio concreto, non dall’etichetta commerciale. In un reparto di meccanica di precisione, per esempio, posso avere contemporaneamente trucioli metallici, oli lubrorefrigeranti, pavimenti lisci, permanenza in piedi e rischio di caduta di piccoli pezzi.
Officina asciutta con macchine utensili
Per un ambiente interno e asciutto può bastare una S1, ma se esiste il rischio di perforazione scelgo una S1P, S1PL o S1PS. La versione non metallica può offrire maggiore flessibilità e non interferire con alcuni controlli magnetici, mentre l’inserto metallico resta una soluzione semplice e robusta.
Presenza di oli e superfici scivolose
Qui guardo la combinazione tra SR, FO e tipo di battistrada. Una S3 senza la caratteristica aggiuntiva richiesta dal lavoro non diventa automaticamente ideale per pavimenti contaminati da olio. La suola deve mantenere aderenza, ma anche evacuare liquidi e trucioli senza riempirsi rapidamente.
Lavori esterni e manutenzione
Per cantieri, manutenzioni all’aperto e terreni irregolari considero normalmente una S3S o S7S, in base al bisogno di impermeabilità. S7S combina impermeabilità completa, suola scolpita e protezione antiperforazione non metallica con prova PS, ma può risultare più calda e meno flessibile di una scarpa bassa S1.
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Acqua, lavaggi e sostanze liquide
In ambienti sottoposti a lavaggi frequenti o con acqua persistente, una scarpa in gomma o polimero della famiglia S4 o S5 può essere più coerente di una normale calzatura in pelle. Se invece il problema è la pioggia durante attività esterne, una S6 o S7 può offrire un compromesso migliore tra impermeabilità, comfort e libertà di movimento.
Nei reparti di fonderia, saldatura o trattamento termico non sceglierei mai una scarpa soltanto perché è S3. Servono marcature specifiche come HRO, HI o M, insieme a un modello progettato per il calore e gli spruzzi di metallo fuso. Il puntale protegge le dita dagli urti, ma non risolve da solo il rischio termico.
Norme, marcatura e manutenzione senza errori
La scelta della calzatura rientra nella valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il datore di lavoro deve individuare il DPI adeguato, metterlo a disposizione, informare i lavoratori sul suo uso e verificarne la corretta conservazione. La scarpa più costosa o quella con la classe più alta non sostituisce una valutazione fatta sul posto di lavoro.
Prima dell’acquisto controllo almeno quattro elementi:
- Marcatura CE e identificazione del fabbricante.
- Riferimento alla UNI EN ISO 20345 e classe di protezione.
- Sigle aggiuntive coerenti con i rischi presenti.
- Istruzioni d’uso, limiti, pulizia e condizioni di sostituzione.
Una scarpa certificata può comunque diventare inadeguata se viene usata oltre i suoi limiti. Tagli nella suola, deformazione del puntale, perdita del battistrada, cuciture aperte o impermeabilità compromessa sono segnali per cui la sostituzione è più sicura della riparazione improvvisata.
Anche la calzata ha un peso concreto. Un modello troppo rigido o stretto viene spesso portato slacciato, sostituito con calze inadatte o usato soltanto per parte del turno. Io preferisco una protezione leggermente meno pesante ma realmente indossata per otto ore, purché risponda a tutti i rischi individuati.
La sigla corretta nasce dal rischio reale
La classificazione delle calzature di sicurezza diventa utile quando la si legge come una mappa dei pericoli. S1, S3, S7, SR, FO, PL e PS non sono semplici etichette commerciali: ciascuna sigla risponde a una prova o a una proprietà precisa.
Per un acquisto consapevole conviene annotare i rischi presenti, verificare la classe minima richiesta e aggiungere soltanto le caratteristiche davvero necessarie. In questo modo si evita sia di scegliere una scarpa insufficiente, sia di pagare e indossare protezioni che non portano alcun vantaggio concreto nel lavoro quotidiano.