Dopo una saldatura ad arco può capitare di terminare il lavoro senza problemi e ritrovarsi qualche ora più tardi con gli occhi che bruciano, lacrimano e non tollerano la luce. Spesso si tratta di fotocongiuntivite o cheratite attinica, una lesione superficiale provocata soprattutto dai raggi UV, ma fumo, scintille e schegge possono causare danni diversi e più seri. Qui raccolgo i rimedi immediati, i segnali d’allarme e le principali regole di sicurezza per lavorare in officina senza sottovalutare il rischio.
Il punto è proteggere gli occhi prima che il dolore compaia
- Il dolore ritardato, con lacrimazione e fotofobia dopo 6-12 ore, è compatibile con un’esposizione ai raggi UV dell’arco.
- Non strofinare gli occhi e non usare colliri anestetici, antibiotici o cortisonici senza indicazione medica.
- Vista offuscata, dolore intenso, corpo estraneo o lesione da scheggia richiedono una valutazione oculistica rapida.
- Casco con filtro corretto, occhiali complementari e schermature proteggono anche chi lavora vicino al saldatore.
- In Italia il riferimento comprende il D.Lgs. 81/2008, il Regolamento DPI UE 2016/425 e le norme tecniche applicabili.

Perché la saldatura può far bruciare gli occhi
L’arco elettrico emette radiazioni ultraviolette, visibili e infrarosse. Gli UV possono irritare o lesionare l’epitelio della cornea e della congiuntiva, provocando quella sensazione di sabbia negli occhi che molti saldatori descrivono come “flashata”. Il rischio aumenta se si osserva l’arco direttamente, anche per pochi secondi, oppure se la luce viene riflessa da superfici metalliche chiare.
La forma più tipica è la fotocongiuntivite, spesso associata a cheratite attinica. Non è però l’unica possibilità. Una scintilla può ustionare la superficie oculare, una particella può rimanere sotto la palpebra e i fumi possono irritare gli occhi senza che vi sia una vera ustione da UV.
| Possibile causa | Segnali più comuni | Cosa cambia |
|---|---|---|
| Esposizione ai raggi UV | Dolore in entrambi gli occhi, lacrimazione, forte sensibilità alla luce, sensazione di corpo estraneo | I sintomi possono comparire dopo alcune ore |
| Scintilla o scheggia | Dolore localizzato, fastidio in un solo occhio, sensazione persistente di qualcosa sotto la palpebra | Può esserci una lesione meccanica che richiede rimozione professionale |
| Fumo o vapori | Bruciore, arrossamento e lacrimazione che migliorano allontanandosi dall’area | Serve interrompere l’esposizione e migliorare l’aspirazione |
| Prodotto chimico | Bruciore immediato, lacrimazione intensa, possibile calo della vista | È un’emergenza oculistica e richiede irrigazione immediata |
Un dettaglio che considero particolarmente importante è la differenza tra dolore bilaterale e ritardato e un dolore improvviso, intenso e concentrato in un occhio. Il primo orienta più spesso verso l’esposizione luminosa; il secondo fa pensare anche a un corpo estraneo o a un trauma.
I sintomi possono comparire quando il lavoro è già finito
Nel caso dell’esposizione ai raggi UV, i disturbi spesso iniziano tra 6 e 12 ore dopo. Per questo una persona può sentirsi bene mentre salda e svegliarsi durante la notte con dolore, spasmi delle palpebre, arrossamento e difficoltà ad aprire gli occhi.
Nei casi non complicati, i sintomi tendono a migliorare nell’arco di 24-48 ore, ma la durata varia in base alla dose di radiazione, alla distanza dall’arco e alla presenza di altri irritanti. Un miglioramento lento o incompleto non va ignorato, soprattutto se la vista resta offuscata.
La fotofobia, cioè il fastidio marcato alla luce, è comune. Non è invece prudente attribuire automaticamente ogni disturbo alla “luce della saldatura”. Un calo visivo persistente, una macchia centrale o una deformazione delle immagini possono indicare un problema diverso e meritano una visita urgente.
Cosa fare nelle prime ore senza peggiorare la situazione
La prima misura è semplice ma decisiva: interrompere il lavoro e portarsi in un ambiente con luce bassa e aria pulita. Tenere gli occhi chiusi, applicare un impacco fresco sulle palpebre chiuse e usare lacrime artificiali lubrificanti, preferibilmente senza conservanti, può ridurre il fastidio mentre si organizza una valutazione medica.
- Non strofinare gli occhi, anche se la sensazione di sabbia è forte.
- Rimuovere le lenti a contatto e non indossarle di nuovo finché l’occhio non è guarito e, se necessario, visitato.
- Se si sospetta polvere superficiale, risciacquare delicatamente con soluzione fisiologica sterile o acqua pulita.
- Se una particella sembra conficcata, non usare pinzette, cotton fioc o altri strumenti.
- Non applicare colliri anestetici, antibiotici o cortisonici di propria iniziativa.
- Farsi accompagnare se la vista è ridotta o la luce non è tollerabile.
Il sollievo ottenuto con un collirio non dimostra che il problema sia risolto. I colliri anestetici, in particolare, possono mascherare il dolore e favorire un uso eccessivo dell’occhio mentre la cornea è ancora vulnerabile. In caso di esposizione chimica, invece, bisogna irrigare subito e continuare a cercare assistenza medica, portando con sé il nome del prodotto.
Quando serve una visita urgente
Mi rivolgerei rapidamente a un pronto soccorso o a un oculista di guardia in presenza di uno solo dei seguenti segnali. La prudenza è ancora più importante se l’incidente è avvenuto durante taglio, smerigliatura o lavorazioni con metallo caldo.
- Vista offuscata, perdita di nitidezza o macchie nel campo visivo.
- Dolore intenso, soprattutto se riguarda un solo occhio.
- Impossibilità ad aprire l’occhio o spasmo continuo delle palpebre.
- Sensazione di corpo estraneo che non passa dopo un risciacquo delicato.
- Trauma diretto, scheggia metallica, scintilla penetrata o sanguinamento.
- Contatto con detergenti, acidi, solventi o altri prodotti chimici.
- Arrossamento e dolore che peggiorano invece di migliorare.
Un occhio colpito da una scheggia ad alta velocità non va trattato come una semplice irritazione. In quel caso bisogna non premere sulla palpebra, non tentare di estrarre il materiale e farsi accompagnare per una valutazione. Anche chi porta lenti a contatto dovrebbe avere una soglia più bassa per chiedere un parere medico.
Come prevenire il problema in officina
La protezione non consiste soltanto nell’indossare una maschera scura. Il filtro deve essere adatto al processo e alle condizioni reali di lavoro, mentre la maschera deve coprire correttamente occhi, volto e, quando necessario, collo. Un filtro danneggiato, graffiato o montato male riduce la sicurezza anche se il casco è formalmente certificato.
Il DPI giusto dipende dalla lavorazione
Il numero di scala del filtro va scelto in base a procedimento, corrente, durata dell’esposizione e indicazioni del fabbricante. Non esiste un’unica regolazione valida per TIG, MIG/MAG, elettrodo rivestito e taglio al plasma. I filtri autoscuranti sono pratici, ma non sostituiscono una corretta impostazione né proteggono da ogni rischio meccanico.
Durante molatura, scalpellatura e rimozione della scoria servono anche occhiali di sicurezza o visiere contro particelle e impatti. Gli occhiali da vista normali non sono un DPI e le lenti a contatto non offrono protezione dai raggi UV, dalle scintille o dalle schegge.
Leggi anche: DPI saldatura - Guida completa per la tua sicurezza in officina
Anche chi sta vicino deve essere protetto
Il saldatore non è l’unica persona esposta. Colleghi, manutentori e visitatori possono ricevere radiazioni riflesse o guardare l’arco senza rendersi conto del pericolo. Schermi, tende e separazione dell’area riducono l’esposizione alla fonte; quando non bastano, anche gli operatori vicini devono usare una protezione oculare adeguata.
La UNI richiama, per le schermature trasparenti e le protezioni nell’area di saldatura, la necessità di considerare la trasmissione di UV, luce blu e infrarossi. La mia regola pratica è semplice: se qualcuno può vedere l’arco dal proprio posto di lavoro, la postazione non è ancora sufficientemente isolata.
Le norme italiane da conoscere per scegliere la protezione
Il riferimento generale è il D.Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo V, che disciplina la protezione dei lavoratori dai rischi legati alle radiazioni ottiche artificiali. Il datore di lavoro deve valutare il rischio, privilegiare le misure collettive e fornire DPI adeguati quando l’esposizione residua non può essere eliminata.
| Riferimento | Utilità pratica |
|---|---|
| Regolamento UE 2016/425 | Stabilisce i requisiti dei DPI, la marcatura CE, le istruzioni e la dichiarazione di conformità. |
| UNI EN ISO 16321-1:2025 | Definisce i requisiti generali per protettori degli occhi e del viso destinati all’uso professionale. |
| UNI EN ISO 16321-2:2022 | Indica requisiti aggiuntivi per protezioni usate nella saldatura e nelle tecniche correlate. |
| UNI EN ISO 25980:2023 | Riguarda tende, strisce e schermi trasparenti per processi di saldatura ad arco. |
Quando acquisto o verifico un DPI, controllo sempre marcatura, istruzioni, campo d’impiego e compatibilità con gli altri dispositivi. Il casco deve integrarsi con protezione respiratoria, cuffie, occhiali correttivi e indumenti ignifughi senza creare spazi scoperti o ostacolare la visibilità.
Le norme tecniche aiutano a scegliere il dispositivo, ma non sostituiscono la valutazione del rischio. Una maschera eccellente usata con filtro errato, visiera sollevata durante l’innesco o area non schermata lascia comunque l’operatore esposto.
La regola pratica da portare in officina
Se dopo la saldatura compaiono bruciore, lacrimazione e fotofobia, interrompere l’esposizione, non strofinare gli occhi e osservare l’evoluzione dei sintomi. Se compaiono alterazioni della vista, dolore forte, trauma o corpo estraneo, serve una valutazione medica senza aspettare che il disturbo passi da solo.
Prima di accendere l’arco controllo filtro, visiera, schermature e posizione delle persone vicine. Sono pochi secondi di preparazione, ma fanno la differenza tra una normale giornata di lavoro e un infortunio oculare evitabile.