Quando serve un giunto pulito, preciso e controllabile, la saldatura TIG è spesso la scelta più sicura, soprattutto su acciaio inox, alluminio e lamiere sottili. In questa guida spiego come funziona, quali attrezzature servono, come impostare i parametri e quali errori evitare per ottenere cordoni resistenti senza contaminazioni o deformazioni inutili.
La precisione nasce dal controllo di arco, gas e calore
- Elettrodo non consumabile in tungsteno e protezione con argon.
- Corrente continua per acciai e acciaio inox, corrente alternata per l’alluminio.
- Portata del gas generalmente compresa tra 6 e 12 l/min, da adattare a ugello e ambiente.
- Pulizia del materiale essenziale per evitare porosità, inclusioni e ossidazioni.
- Velocità ridotta rispetto a MIG e MAG, compensata da una qualità del giunto molto elevata.

Come funziona la saldatura TIG
Il processo crea un arco elettrico tra il pezzo e un elettrodo di tungsteno infusibile. Il tungsteno non dovrebbe fondersi nel giunto: serve a mantenere l’arco stabile mentre il calore fonde il materiale base, con o senza l’aggiunta di una bacchetta.
La torcia convoglia un gas inerte, di solito argon puro, che protegge elettrodo e bagno di fusione dall’ossigeno e dall’azoto presenti nell’aria. Senza questa schermatura il cordone può ossidarsi, diventare poroso o perdere una parte delle sue caratteristiche meccaniche.
La sigla TIG deriva da Tungsten Inert Gas, mentre in ambito internazionale si incontra anche la denominazione GTAW. Io la considero una tecnica di grande precisione, ma non una scorciatoia: l’operatore deve coordinare torcia, apporto, distanza e velocità con entrambe le mani.
Attrezzatura e materiali che fanno davvero la differenza
Una configurazione TIG comprende un generatore, una torcia con raffreddamento ad aria o ad acqua, un riduttore di pressione, una bombola di gas, il cavo di massa e gli elementi di consumo. Per lavori occasionali e correnti moderate è spesso sufficiente una torcia ad aria; sopra circa 150-200 A, soprattutto con uso continuativo, il raffreddamento ad acqua migliora comfort e durata.
Elettrodo di tungsteno
Il diametro va scelto in funzione di corrente, materiale e modalità di saldatura. Come riferimento iniziale, un elettrodo da 1,6 mm è adatto a molti lavori su spessori ridotti, mentre 2,4 mm offre maggiore stabilità quando la corrente sale.
Gli elettrodi additivati con lantanio o cerio sono spesso una scelta pratica per l’uso moderno. L’elettrodo toriato può offrire buone prestazioni, ma la sua molatura richiede maggiore attenzione per evitare di respirare polveri durante la preparazione.
Gas e materiale d’apporto
L’argon è la soluzione più comune perché facilita l’innesco e mantiene l’arco docile. L’elio o le miscele argon-elio possono aumentare l’apporto termico, ma richiedono impostazioni più attente e hanno costi generalmente superiori.
Il materiale d’apporto deve essere compatibile con il metallo base. Per l’inox, ad esempio, si usano bacchette della lega appropriata; per l’alluminio si impiegano leghe come 4043 o 5356 in base al componente e alle richieste meccaniche. La bacchetta non va scelta solo in base al diametro: la compatibilità metallurgica conta più della comodità d’uso.
Come impostare i parametri senza procedere a tentativi casuali
Non esiste un unico valore valido per ogni giunto. Spessore, posizione, tipo di giunzione, preparazione dei lembi e capacità di dissipare il calore modificano il risultato. Io parto sempre da una tabella del costruttore e poi correggo il valore su un provino dello stesso materiale.
| Applicazione indicativa | Corrente di partenza | Elettrodo | Gas |
|---|---|---|---|
| Acciaio o inox da 1 mm | 35-60 A in DC | 1,6 mm | 6-8 l/min |
| Acciaio o inox da 2 mm | 60-90 A in DC | 1,6-2,4 mm | 7-10 l/min |
| Alluminio da 2 mm | 80-120 A in AC | 2,4 mm | 8-12 l/min |
Questi intervalli sono solo punti di partenza. Una portata troppo bassa non protegge il bagno, ma anche un flusso eccessivo può creare turbolenze e aspirare aria nella zona di saldatura. In officina, una regolazione tra 6 e 12 l/min copre molti lavori manuali, purché l’ugello sia adeguato e non ci siano correnti d’aria.
Per acciai e inox si usa normalmente DCEN, cioè elettrodo collegato al polo negativo, perché concentra il calore sul pezzo e limita il surriscaldamento del tungsteno. Per l’alluminio si utilizza spesso la corrente alternata, che aiuta a rompere lo strato di ossido superficiale.
La distanza tra elettrodo e pezzo dovrebbe restare contenuta, spesso intorno a 1-3 mm. Un arco troppo lungo allarga il bagno e riduce la protezione; uno troppo corto aumenta il rischio di toccare il pezzo e contaminare la punta.
Dove conviene usarla e quando scegliere un altro processo
La tecnica TIG dà il meglio quando servono controllo estetico, precisione e assenza di spruzzi. È molto usata per inox, alluminio, rame, titanio e componenti sottili destinati a impianti, alimentare, arredamento metallico, biciclette, motocicli e meccanica di precisione.
| Processo | Punto forte | Limite principale | Uso tipico |
|---|---|---|---|
| TIG | Massimo controllo e cordone pulito | Velocità ridotta e maggiore abilità richiesta | Lamiere sottili e giunti a vista |
| MIG/MAG | Produttività elevata | Più spruzzi e minore precisione sui piccoli spessori | Carpenteria e produzione seriale |
| Elettrodo rivestito | Attrezzatura semplice e adatta all’esterno | Scoria, spruzzi e finitura meno controllabile | Montaggi e strutture in condizioni difficili |
Il vantaggio estetico viene spesso sopravvalutato. Un cordone lucido non è automaticamente un cordone corretto: penetrazione, fusione ai lembi e assenza di difetti restano più importanti dell’aspetto superficiale. Per questo, quando il componente è strutturale o sottoposto a pressione, considero indispensabili procedura qualificata e controlli adeguati.
Procedura pratica per ottenere un cordone stabile
- Sgrassare il pezzo con un prodotto adatto e rimuovere ossidi, vernice e residui.
- Preparare i lembi mantenendo accoppiamento e distanza coerenti con lo spessore.
- Affilare il tungsteno con una mola dedicata, orientando i segni lungo l’asse dell’elettrodo.
- Regolare gas e corrente iniziando da valori prudenti e verificando il bagno su un provino.
- Eseguire i punti di fissaggio per impedire che il pezzo si muova durante la passata.
- Mantenere la torcia inclinata di circa 10-20 gradi rispetto alla superficie e una distanza costante.
- Aggiungere la bacchetta sul bordo anteriore del bagno, senza immergere la punta nella zona protetta.
- Ridurre gradualmente la corrente alla fine del cordone e mantenere il gas per alcuni secondi, così da proteggere tungsteno e cratere finale.
La pulizia è il passaggio che più spesso separa un risultato professionale da uno mediocre. Su inox e alluminio uso utensili dedicati, perché una spazzola già impiegata su acciaio al carbonio può trasferire particelle e provocare contaminazioni.
Se il tungsteno tocca il bagno, interrompo il lavoro, lascio raffreddare la torcia e lo riaffilo. Continuare con una punta contaminata porta facilmente a arco instabile, inclusioni di tungsteno e cordoni irregolari.
Difetti frequenti, sicurezza e limiti da considerare
Porosità e ossidazione
Una protezione insufficiente può dipendere da portata errata, ugello sporco, perdita nel circuito, vento o distanza eccessiva. Sull’inox, una colorazione scura o blu intensa sul retro del cordone indica spesso una protezione posteriore insufficiente, non un semplice problema estetico.
Deformazioni e bruciature
Il TIG concentra molto calore e, lavorando lentamente, può deformare lamiere sottili. Per limitarlo uso puntature ravvicinate, dissipatori quando compatibili, sequenze alternate e la corrente minima che garantisca una fusione completa.
Leggi anche: Saldatura TIG - Guida completa: come farla al meglio
Protezione dell’operatore
La maschera deve avere un grado di oscuramento adeguato alla corrente, insieme a guanti, abbigliamento ignifugo e protezione degli occhi. L’arco produce radiazioni UV intense anche quando il cordone sembra piccolo, mentre l’argon può accumularsi in ambienti poco ventilati e ridurre l’ossigeno disponibile.
La bombola va fissata verticalmente e tenuta lontana da urti e fonti di calore. In spazi chiusi servono ventilazione e valutazione del rischio, perché un gas inerte non è tossico in senso classico, ma può diventare letale per asfissia se sostituisce l’aria.
La scelta giusta dipende dal risultato che serve
Io sceglierei il TIG quando la priorità è un giunto controllato, pulito e adatto a materiali sottili o componenti visibili. Non lo sceglierei per grandi volumi di produzione se la stessa lavorazione può essere eseguita più rapidamente con MIG o MAG.
La qualità finale nasce dall’equilibrio tra preparazione, corrente, gas, velocità e manualità. Un buon punto di partenza è lavorare su provini, annotare i parametri che funzionano e costruire una piccola scheda di processo per ogni lega e spessore ricorrente.
In pratica, la saldatura TIG ripaga la pazienza: richiede più tempo e una mano allenata, ma permette di controllare il bagno di fusione con una precisione difficile da ottenere con altri procedimenti. Quando la preparazione è accurata, il risultato non è soltanto più bello da vedere, ma anche più prevedibile e affidabile.