I punti che contano prima di accendere l’arco
- Il tipo di elettrodo va scelto in base a materiale, corrente e polarità, non solo per abitudine.
- Su acciaio e inox lavoro in genere in DCEN, cioè in corrente continua con elettrodo negativo; su alluminio mi orienta l’AC.
- Lanthanato e ceriato sono le soluzioni più versatili; il thoriato funziona ancora bene, ma richiede più attenzione nella molatura.
- La punta va preparata con una mola pulita, meglio se dedicata, e con una grana fine.
- Se la punta si contamina, si arrotonda o cambia colore in modo anomalo, è meglio rifarla subito.
Che cosa fa davvero l’elettrodo al tungsteno
Io parto sempre da un principio semplice: il tungsteno non deve “fare il materiale”, deve fare l’arco. La torcia TIG concentra il calore sulla punta, mentre il gas inerte lo protegge dall’aria; se l’elettrodo è scelto male o preparato male, l’arco diventa largo, instabile o contaminato.
Il tungsteno è un metallo refrattario, quindi resiste a temperature molto alte senza consumarsi come un elettrodo tradizionale. Però non è immortale: se lo forzi con una corrente eccessiva, con una punta rovinata o con una protezione gassosa insufficiente, il metallo della punta entra nel bagno e compaiono inclusioni, sporcizia o un arco che vaga. In pratica, il tipo di tungsteno condiziona sia l’innesco sia la forma del cordone.
Per questo il gas e il post-gas contano quasi quanto la punta: se la protezione si interrompe troppo presto, la parte calda dell’elettrodo si ossida e il problema si vede subito sul risultato finale. Da qui si capisce perché il tipo di tungsteno va scelto prima ancora di impostare il resto della macchina.
Quale tipo scegliere in base al materiale e alla corrente
Forse la scelta più utile, in officina, è quella che riduce i compromessi. Su acciaio e inox io preferisco quasi sempre leghe che si accendono bene in DCEN; su alluminio guardo prima la stabilità in AC e la risposta della punta.
| Tipo di tungsteno | Uso tipico | Punti forti | Limiti pratici |
|---|---|---|---|
| Puro | AC su alluminio, soprattutto su macchine più datate | Arco semplice e comportamento prevedibile in AC | Meno versatile in DC e meno efficace sulle macchine moderne se cerchi un innesco molto pulito |
| Ceriato | DC e lavori a basso amperaggio, lamiera sottile, dettagli | Innesco facile, arco stabile, buona risposta su correnti basse | Non è la mia prima scelta per applicazioni molto pesanti |
| Lanthanato | Uso generale su DC e, con inverter moderni, anche su AC ben regolata | Ottimo compromesso tra stabilità, durata e facilità di innesco | Va comunque preparato con attenzione; non corregge una taratura sbagliata |
| Zirconiato | AC su alluminio quando serve una punta più resistente al carico termico | Buona resistenza alla contaminazione e comportamento solido in AC | Meno flessibile fuori dal suo campo ideale |
| Thoriato | DC, soprattutto se si cercano arco deciso e lunga durata | Prestazioni ancora valide su alcuni lavori gravosi | Richiede più attenzione alla sicurezza della polvere di molatura; in molte officine lo sostituisco con alternative più facili da gestire |
I colori di riconoscimento possono variare leggermente secondo il produttore e lo standard commerciale, quindi io controllo sempre la confezione invece di fidarmi solo della tinta della banda. Su inverter moderni, inoltre, l’AC ben regolata permette spesso di lavorare con leghe più versatili e con una punta meno “vecchia scuola” rispetto ai trasformatori tradizionali. Da qui il passaggio naturale è la dimensione: un elettrodo corretto ma troppo grosso o troppo piccolo non rende comunque come dovrebbe.
Come scegliere diametro, sporgenza e intensità
Il diametro non va scelto solo in base allo spessore del pezzo, ma anche in base alla corrente reale, al ciclo di lavoro e al tipo di lega del tungsteno. Come riferimento operativo, io mi muovo così:| Diametro dell’elettrodo | Corrente indicativa | Quando lo scelgo |
|---|---|---|
| 1,6 mm | Fino a 50 A | Lamiera sottile, dettagli, lavori di precisione |
| 2,4 mm | 50-150 A | Uso generale su inox e acciaio, piccoli assemblaggi |
| 3,2 mm | 150-300 A | Giunti più robusti, maggiore margine termico |
| 4,0 mm | 300-400 A | Spessori importanti e lavori più gravosi |
| 4,8 mm | 400-500 A | Impieghi pesanti e continuità di lavoro elevata |
| 6,4 mm | Oltre 500 A | Applicazioni industriali molto impegnative |
Una punta troppo grande su correnti basse tende a rendere l’arco pigro; una troppo piccola su correnti alte si surriscalda, si arrotonda in fretta e aumenta il rischio di contaminazione. Come regola di partenza, in un montaggio standard resto spesso sui 2-3 mm di sporgenza oltre l’ugello; se devo andare oltre, mi fermo a riconsiderare lente gas, copertura e accesso al giunto. Se devo forzare la geometria per raggiungere il pezzo, prima correggo il set-up invece di forzare il tungsteno. Da qui si arriva al vero punto critico: la forma della punta.
Come affilarlo per ottenere un arco pulito
L’affilatura è la parte che molti trattano in fretta, ma è quella che si vede di più sul cordone. Io uso una mola fine, pulita e dedicata al tungsteno; il riferimento pratico è una grana da 200 o più fine. Se la mola è già sporca di acciaio, la punta si contamina prima ancora di salire in torcia.
- Taglio via l’estremità danneggiata se la punta ha toccato il bagno o si è deformata.
- Affilo lungo l’asse del tungsteno, non di traverso, per aiutare l’arco a concentrarsi in linea.
- Chiudo con una punta netta o con un piccolo smusso, secondo materiale e corrente.
- Evito di surriscaldare il metallo mentre moli: se la punta cambia colore in fretta, sto lavorando in modo troppo aggressivo.
- Su alluminio in AC, soprattutto con inverter moderni, provo anche una geometria meno classica: la regolazione della macchina spesso conta quanto la forma della punta.
Gli errori che rovinano punta e cordone
Gli errori seri si vedono quasi sempre sulla punta prima che sul pezzo. I più frequenti che controllo io sono questi:
- Corrente troppo alta per il diametro scelto: la punta si arrotonda, il tungsteno evapora più in fretta e il bagno si sporca.
- Contatto con il bagno di fusione: basta sfiorarlo per introdurre inclusioni e costringerti a tagliare e riaffilare.
- Mola sporca o usata per altri metalli: la contaminazione entra nella punta e poi nell’arco.
- Portata gas sbagliata: troppo poca lascia ossido e porosità, troppa crea turbolenza e aspira aria.
- Arco troppo lungo: la protezione perde efficacia e il cordone diventa meno preciso.
- Preparazione improvvisata della punta: una smerigliatura disordinata rende l’innesco meno pulito e l’arco più erratico.
Quando il tungsteno prende una colorazione scura o il tip si sforma, io non provo a salvarlo a tutti i costi: taglio la parte compromessa e riparto. In saldatura di precisione, perdere due minuti a rifarlo bene costa molto meno di rifare il pezzo. Da qui viene il lato più pratico, quello che in officina fa davvero risparmiare tempo.
Le scelte che in officina fanno risparmiare tempo e rifacimenti
Se devo standardizzare il lavoro, tengo poche regole e le rispetto sempre: elettrodi separati per materiale, punte già preparate nel cassetto, mola dedicata e una gestione chiara delle leghe toriate. È un’abitudine semplice, ma evita errori banali quando il ritmo sale.
- Conservo i tungsteni per famiglia e diametro, così non mischio alluminio, inox e acciai al carbonio.
- Segno quelli toriate e li molio solo con aspirazione o protezione adeguata.
- Preparo in anticipo 2-3 punte di scorta per il diametro che uso di più: 1,6 mm e 2,4 mm coprono molti lavori leggeri e medi.
- Se la macchina me lo permette, sfrutto bilanciamento AC, frequenza e post-gas per ridurre l’usura della punta invece di chiedere tutto all’elettrodo.
- Parto sempre dal tungsteno adatto al pezzo più sensibile che devo saldare, non al lavoro medio della giornata.
La regola che mi resta più utile è questa: il tungsteno giusto non risolve una cattiva tecnica, ma una tecnica pulita senza tungsteno giusto rende molto meno. Se la selezione, l’affilatura e la protezione del gas sono sotto controllo, la saldatura TIG diventa molto più prevedibile e il risultato finale sale di livello senza complicare il processo.